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17 novembre 2019

VITERBO – IL COMANDANTE PROVINCIALE DEI CARABINERI COLONNELLO ANDREA ANTONAZZO PRESENTA ALLA STAMPA IL CALENDARIO STORICO 2020.


Viterbo, presentato alla stampa dal Comandante Col. Andrea Antonazzo, presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Viterbo,  il calendario 2020 dell’Arma, un calendario che racconta 12 storie, dietro alle quali c’è il lavoro quotidiano dei carabinieri per essere a fianco della gente. La copertina è in oro per celebrare la prima medaglia
al valor militare concessa alla bandiera dell’Arma per il contributo dato nella prima guerra mondiale.

La dott.ssa Anna Maria Stefanini, figlia di un Carabiniere in pensione, ci illustra la storia del calendario nato nel 1928.    

È arrivato a una tiratura di un milione di copie. Apparve per la prima volta a Firenze . Correva l'anno 1928. Per iniziativa del generale di Brigata Gino Poggesi, Ispettore della III Zona Carabinieri, fu pubblicato il primo calendario dell'Arma dei Carabinieri. 
Nell'anno 1934 la sua pubblicazione venne affidata al Museo Storico dell'Arma, che vi provvide sino al 1944.

Dopo un'interruzione durata cinque anni, la pubblicazione del "Calendario" venne ripresa regolarmente e, nell'anno 1950, il Comando Generale dell'Arma ne assunse la gestione e ancora ne cura l'edizione.

Cosa rappresenta il calendario per un Carabiniere e per l'intera nazione? Un oggetto di elevato pregio artistico, ma soprattutto intriso di valori; quei valori dei quali l'Arma è da sempre simbolo e che porta avanti con orgoglio, dedizione e spirito di sacrificio, anche fino alla morte, come recenti e passati fatti di cronaca hanno dimostrato. 

Il calendario ogni anno sviluppa un tema attinente alla storia o all'attività dell'Istituzione. Esso è un documento sempre più richiesto negli uffici e nelle caserme, tanto da diventare oggetto di collezionismo.
Per i valori che rappresenta, per i suoi pregi artistici e per il grande interesse dei suoi riferimenti storici, il Calendario ha ricevuto moltissimi riconoscimenti.

Ieri, è stato presentato ufficialmente a Roma.

Nella mattinata di sabato 16 novembre, presso la caserma Cuzzoli e Cortellessa di Viterbo, è stato illustrato  il Calendario Storico 2020 dell’Arma dei Carabinieri.

Molti rappresentanti della Benemerita conservano, con orgoglio e cura, le passate edizioni, anche mio padre.

 Quando un Carabiniere porta in famiglia il calendario dell'Arma, trasmette, anche per l'anno nuovo, quei valori che essa rappresenta.

L’edizione 2020 del Calendario è “narrativa” e racconta del quotidiano eroismo dei Carabinieri, attraverso le tavole realizzate dall’artista Mimmo Paladino, affermato autore contemporaneo, accompagnate dagli emozionanti testi di Margaret Mazzantini, che è riuscita a trasmettere, attraverso i suoi scritti, vibranti storie prese da vicende reali.

Molto toccante la tematica generale del Calendario 2020, rivolta ai più deboli, ai più soli, con la descrizione di atti di quotidiano eroismo dei Carabinieri.

Il Comandante provinciale dell'Arma dei Carabinieri di Viterbo, col. Andrea Antonazzo, ha illustrato alla stampa con orgoglio questo calendario, sottolineando che la famiglia dell'Arma è composta da tante individualità unite per un fine comune: la difesa dei cittadini, anche degli ultimi.
Nel mese di agosto, ad esempio, si narra di una signora anziana, sola, che minaccia di suicidarsi e viene aiutata dai Carabinieri. Le situazioni raffigurate e descritte sono di disagio,  non di crimine .

Oltre la divisa, anche il calendario rappresenta uno stile, una tradizione, una forma di creatività artistica. Negli anni, nella storia, rimane "nei secoli fedele", garante della distinzione di un ruolo e di tutto ciò che ne simboleggia l’appartenenza. 

Pur nelle differenze stilistiche nella ricerca estetica, il calendario è simbolo di quella coerente dedizione al Belpaese, che, da sempre è emblema della Benemerita e dei suoi rappresentanti, pronti anche all'estremo sacrificio per difendere chi ne ha bisogno. Per questo motivo e per ciò che rappresenta il calendario dell'Arma è "senza tempo".

Anna Maria Stefanini


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